Carmine-Emanuele Cella (1976)

Lì Mǎdòu (2010)

Il vento dell’amicizia, pour orchestre, voix et électronique

œuvre électronique

  • Informations générales
    • Date de composition : 2010
    • Durée : 22 mn
    • Commande: FORM (Fondazione Orchestra Regionale delle Marche), pour les 400 ans de la mort de Matteo Ricci
    • Livret (détail, auteur) :

      Matteo Ricci, textes choisis et adaptés par Filippo Mignini

Effectif détaillé
  • soliste : récitante
  • flûte piccolo, flûte, hautbois, cor anglais, 2 clarinette, 2 basson, 2 cor, 2 trompette, 3 timbales, 2 percussionniste, harpe, célesta, 8 violon, 6 violon II, 4 alto, 4 violoncelle, 2 contrebasse [nombre de cordes minimum]

Information sur la création

  • 21 April 2010, Italie, Jesi, Teatro Pergolesi, par Lucia Ferrati : voix et l'Ochestra Filarmonica delle Marche, direction : Manlio Benzi.

Information sur l'électronique
Dispositif électronique : sons fixés sur support

Titres des parties

  • I. La Carità ;
  • II. Il Rifiuto ;
  • III. La Morte ;
  • IV. Il Sogno ;
  • V. L’Amicizia.

Note de programme

Il viaggio di Matteo Ricci verso la Cina fu soprattutto un’impresa dello spirito: un lungo, accidentato percorso di condivisione del bene sommo dell’amicizia con un popolo ai confini del mondo, geloso della propria sapienza e ostile allo straniero. Nella prima parte del suo viaggio, Ricci incontrò ostacoli di ogni tipo che lo portarono spesso a trovarsi faccia a faccia con la morte; ma alla fine, per mezzo della carità, della pazienza e soprattutto della conoscenza scientifico filosofica, riuscì ad aprirsi un varco fra il muro di diffidenza oppostogli dai cinesi e, facendo leva su quei principi generali di virtù e saggezza che accomunano il pensiero occidentale a quello orientale, a farsi accettare da loro come “amico”.

Un percorso, dunque, di risalita verso la luce dopo una caduta nelle tenebre. Questa è l’idea poetica di fondo che ispira l’opera su commissione FORM del giovane compositore marchigiano Carmine Emanuele Cella dal titolo Lì Mǎdòu (Ricci Matteo in lingua cinese). Il vento dell’amicizia, per voce recitante, orchestrae live electronics su testi di Matteo Ricci, scelti e adattatida Filippo Mignini.

Elaborando con complessi calcoli matematici le proprietà fisiche di una semplice successione di cinque suoni base, un pentacordodi derivazione orientale, Cella crea una serie di combinazioni timbriche, melodiche e ritmiche fra i suoni acustici dell’orchestra, i suoni sintetizzati elettronicamente e la voce umana che nel loro succedersi rappresentano musicalmente le due fasi del viaggio spirituale di Ricci verso la Cina, l’ostilità e l’accoglienza, a loro volta articolate in cinque quadri scanditi dagli interventi della voce recitante: I. La Carità; II. Il Rifiuto; III. La Morte; IV. Il Sogno; V. L’Amicizia (il compositore riunisce in un unico quadro il capitolo sulla Conoscenza e quello sull’Amicizia del testo ricciano elaborato da Mignini).

La prima parte conduce alla visione della morte procedendo gradualmente dall’unità del suono alla sua violenta disarticolazione: nel primo quadro, introdotto da un testo incentrato sulle virtù della carità e della pazienza, il pentacordo base viene “pazientemente” costruito e sviluppato tramite un progressivo accumulo di note tenute o ribattute a creare una tensione timbrico armonica verso un punto di equilibrio; ma a partire dal quadro seguente l’unità del suono si disintegra sotto l’assalto di violenti schiocchi dei legni e aggressive ribattute col legno degli archi in un dilaniante crescendo emotivo che, raggiunto il tetto di massima tensione climatica dopo una serie di ondate successive, decresce poi a poco a poco fino al pianissimo riducendo tutta la massa orchestrale ad una sottile linea orizzontale: un suono vibrato e tenuto del clarinetto che, animandosi dopo una breve sospensione nel vuoto, sfocia infine in un solitario recitativo.

È questa la chiave di volta dell’arco strutturale del brano. Da questo punto, mentre la voce narra l’incontro di Ricci con uno sconosciuto (Dio stesso) che, soccorrendolo, gli addita la via di Pechino, ha inizio la seconda parte: la risalita dalle tenebre attraverso il sogno della Città Proibita e la sua pacifica conquista sotto la guida della conoscenza e dell’amicizia. Il suono, liquefatto nell’infinito flusso discendente prodotto dai glissati intrecciati degli archi con potente effetto allucinatorio, si ricostituisce gradualmente in una dimensione onirica: ed ecco che, dal collasso della materia e dello spazio, riaffiora finalmente il pentacordo base, simbolo di unità e di armonia, esaltato nell’ultimo quadro da un’abbagliante esplosione di luce. È la fase della catarsi e della conciliazione, resa tuttavia instabile dal contatto opposizione che in tutta la seconda parte del brano si stabilisce fra la compiutezza melodica del suono e la sua disgregazione per mezzo dei continui glissati, a sottolineare – come sembra alludere l’interrogativa finale «Se non puoi essere amico dite stesso, come potrai essere amico degli altri?» lasciata insospeso sullo spegnersi della musica – quell’intensa concordia discors, complessa e problematica ma così essenziale per lo sviluppo della civiltà umana, che da sempre caratterizza la storia dei rapporti culturali fra Oriente e Occidente.

note de programme de la création.